Centochiodi, un grosso buco nell’acqua

Centochiodi, un grosso buco nell’acqua

centochiodi

Di Riccardo Larosa

RomaCentochiodi è un film italiano del 2007 scritto e diretto da Ermanno Olmi.

Come intuibile dal titolo, il film è un grosso buco nell’acqua perchè nonostante l’impegno di portare avanti un messaggio forte, procede a rilento nella sceneggiatura acquisendo sempre di più note comiche che non si addicono al genere, oltre che rischiare di far perdere lo spettatore che si trova confuso. Ma andiamo con ordine.

Siamo nel 2007 e sul finire delle vacanze estive il custode di una prestigiosa biblioteca universitaria torna in servizio riaprendo i battenti del locale, trovandosi dinanzi un’inaspettata sorpresa scioccante: un pazzo scellerato si è intrufolato di notte nel reparto dove sono custoditi i libri più pregiati e antichi infilzando centro libri con altrettanti chiodi talmente grossi che ricordano quelli con cui fu crocifisso nostro Signore, secondo le Scritture. Il mistero si infittisce perchè all’insolito gesto osceno si aggiunge il fatto che la sala antica viene ritrovata chiusa dall’esterno. Impaurito, il custode chiama i carabinieri che giungono preoccupati sul posto.

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la Biblioteca oltraggiata

Da questo punto è un susseguirsi di apparentemente inspiegabili scene di uno dei protagonisti, un professore di filosofia – interpretato da Raz Degan in maniera squallida e apatica, senza vere emozioni come tutto il cast d’altronde – molto giovane che era col custode prima della chiusura.

Per ben 3/4 della pellicola vediamo il professorino, come viene definito dagli studenti per via della sua giovanissima età, che fugge in piena notte, in maniera rocambolesca, approdando sulle coste di un lago in pianura padana dove rimetterà a nuovo una vecchia casa abbandonata da decenni. Qui farà amicizia con la gente del luogo, per lo più uomini anziani in piena età pensionabile che passano la loro giornata a bere e chiacchierare in allegria. Lui non sarà da meno e si aggregherà all’allegra combriccola come un naufrago in un’isola paradisiaca in mezzo all’Oceano.

Dei libri non si saprà più nulla fino alla fine del film e il caso verrà risolto in maniera molto sbrigativa dopo almeno 45 minuti sprecati con quanto descritto sopra – si consideri che la pellicola dura meno di un’ora e un quarto, ndr -, una domanda sorge spontanea: qual’era il messaggio che voleva lanciare il regista e che da vita a tutta la vicenda? La morale che tessa le fila della storia è la seguente: non sprecare la tua vita sommerso dai libri in una stanza buia – come ha fatto il professore seppur molto giovane, ndr – ma usala bene circondata da persone che ti amano e che la possano rendere speciale, degna di essere vissuta.

Un bel messaggio di speranza, non c’è che dire, se non fosse che hanno peccato nello scrivere la sceneggiatura dando la luce ad uno script all’italiana molto bonaccione
e poco interessante ai più.

03/02/2017 Riccardo Larosa

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