Fede e omosessualità: The Third Way

Fede e omosessualità: The Third Way

Bonnagosto05Di Riccardo Larosa

United States of America – The Third Way è un docu-film del 2014, diretto da John-Andrew O’Rourke e scritto in collaborazione col Reverendo John Hollowell. 

Questo documentario è una testimonianza video di 4 persone dichiaratamente omosessuali che hanno sperimentato nel corso della loro vita un susseguirsi di emozioni contrastanti per colmare il senso di profonda solitudine e avversione verso il prossimo che per anni ha segnato le loro vite.
Il docufilm The Third Way è la loro testimonianza di redenzione e riscoperta della fede, attraverso la quale hanno cicatrizzato le loro ferite aperte in giovane età grazie all’incontro con Dio e la Sua Misericordia.

Andiamo con ordine. Ci troviamo negli Stati Uniti, uno dei Paesi più controversi che esistano al Mondo e dove vi è, probabilmente, la più alta diffusione di differenti credi religiosi che hanno matrice Cristiana e dove il tema dell’omosessualità e dalla loro integrazione nella società è quanto mai combattuto a causa della forte resistenza, anche religiosa, che gli viene fatta loro.
Basti pensare alla strage in un night club omosessuale, il Pulse, dove appena un anno fa 50 persone persero la loro vita mentre non facevo altro che passare la serata in un bar “alternativo” sorseggiando un cocktail, chissà. Il tutto ad opera di un folle criminale perchè nel Paese Esportatore di Democrazia chiunque può imbracciare un mitra e passare alla storia, quella nera.

Ma torniamo a noi. Il documentario in questione racconta la storia di queste 4 persone che nel periodo più delicato della loro vita, l’adolescenza, cominciano a rapportarsi con nuove emozioni che crescono forti in loro (i primi amori, le prime cotte, le prime vere amicizie, quelle forse più sentite e genuine), provavano quello che chiunque di noi ha provato, prova o proverà. Tutto nella norma, insomma, se non tutte non avessero avuto alle spalle una difficile situazione familiare (padri alcolizzati e/o violenti, difficoltà seria di relazionarsi coi propri genitori e/o amici) e soprattutto un senso di solitudine e allontanamento da parte dei propri amici semplicemente perchè non riescono a rapportarsi con loro a causa di una strana sensazione di avvicinamento intenso con persone del proprio sesso: si sentivano omosessuali.

Il vero problema, però, era questo senso di non-appartenenza nella società che li circondava e il disprezzo che i propri compagni di scuola, al liceo, gli testimoniavano: non lo accettavano, lo sentivano diverso. Chi di noi ha mai provato la sensazione di essere soli in mezzo alla folla, anche solo per poco, può immaginare come si possano essere sentiti. Erano nella Terra di Mezzo: vedevano l’ideale di virilità (i maschi) ma sentivano di non poterla raggiungere mai, non appagavano il loro desiderio di affetto insito nella natura umana, percepiti invece come stranieri in terra natia. “Forse andrei bene, forse sarei uno di loro, forse non sarei così solo e diverso. – afferma DavidProvavo una vergogna e una solitudine molto intense associate al desiderio di essere come gli altri”. Una sensazione simile la provavano anche nei confronti della Chiesa che reprimeva con durezza l’essere
omosessuale, secondo quanto percepivano loro, e diceva chiaramente: “è sbagliato”.

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David

Ed ecco che allora, sentendosi umiliati e reclusi, si chiudono “nel loro mondo” tra i loro simili liberando in pieno le loro passioni nei night club o dovunque. “Ma ad un certo qualcosa scatta e il nostro bisogno d’affetto, di figli, si fa sempre più prepotente”. Nel momento più buio della nostra vita, arriva sempre quel momento, quell’attimo, dove si accende in noi il desiderio di salvezza, di redenzione, di qualcosa di più e loro stessi affermano che non sentendosi soddisfatti, pieni, di questa vita e hanno trovato in Dio un Padre pronto ad accoglierli senza giudicarli, accettandoli per quelli che sono. “Poi mi resi conto – continua Davidche avevo bisogno di conoscere chi fosse veramente Dio, che non è lì per rimpiazzare i miei picchi emotivi. Ci deve essere qualcosa di più”.

Quel “qualcosa di più” è Cristo e il suo amore incontaminato anche verso i peccatori.
La grandezza di questo piccolo ma intenso documentario sta nell’accendere i riflettori sulla realtà dell’integrazione dei “diversi” e dei discriminati, perchè, in fondo, non bisogna mai dimenticare che sono nostri fratelli, sono persone come noi. Il docu-film mette in luce il bullismo psicologico che subiscono o che hanno subito queste persone e dà una via di Salvezza, di Redenzione.

Un grande cenno positivo va fatto alla regia di John, accompagnata dalle stupende musiche gestite da Thomas Bergersen e Matt Hylom. Stupende le scene musicali che raffigurano dei giovani camminare in mezzo alle rovine di una Chiesa o presunta tale a simboleggiare la distruzione e il senso di solitudine che provano per poi arrivare all’esplosione di gioia e redenzione nel finale. Un misto d’emozioni altalenante che immerge lo spettatore facendole sentire parte della scena.

Riportiamo queste stupende parole di Melinda:

Credo che si debbano distinguere due elementi che riguardano l’attrazione omosessuale: c’è l’attrazione naturale e buona che le persone provano verso altri esseri umani e questa può essere emotiva, tutto questo è perfettamente ordinario. L’unica cosa che la Chiesa dice essere disordinata è quando questo diventa desiderio sessuale

07/03/2017 Riccardo Larosa

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